Il rapportro tra la stampa e i nativi digitali

Il rapportro tra la stampa e i nativi digitali

Frank Schembari racconta l’importanza di avere un libro stampato rispetto al digitale, il piacere di sentire l’odore, di scarabocchiare al margine, sottolineare le frasi, piegare gli angoli per tenere il segno, avere in mano un oggetto che ci trasmetta calore ed emozioni rispetto a tutti i dispositivi e alla loro freddezza.

Schembari potrebbe sembrare un pensionato, invece è un ragazzo di vent’anni che studia all’American University di Washington DC, ed è una testimonianza peculiare dell’epoca d’internet e dei cambiamenti che ha portato.

Racconta di questa sua passione, di come lo fa sentire parte del mondo reale, e non di un mondo digitale vincolato da uno schermo, del piacere di sdraiarsi al sole e leggere senza paura che si scarichi.

                                                                           

Le case editrici, librerie e biblioteche hanno commissionato una statistica sugli studenti universitari tra i 20 e i 30 anni, rilevando che tantissimi di loro preferiscono ancora la stampa per le letture di piacere e di studio.

Argomento trattato anche da Baron in Parole sullo schermo il destino della lettura in un mondo digitale (Words Onscreen: The Fate of Reading in a Digital World), un libro (cartaceo ed elettronico), spiegando i notevoli vantaggi di leggere su carta rispetto al digitale. Per esempio l’aumento di comprensione nella lettura, in quanto su display si ha una proponsione nello scorrere velocemente, oltre alla capacità di ricordare più rapidamente.

 

Le case editrici che stampano libri di testo stanno promuovendo la diffusione delle versioni digitali, che sono più redditizie dato che produrle costa molto meno. Don Kilburn, responsabile del Nord America per Pearson, una grande casa editrice, ha detto che lo spostamento al digitale «al momento non sembra una rivoluzione: sembra più un’evoluzione, anche piuttosto impacciata».

 

Allora il digitale è uno strumento a supporto della stampa cartacea o ne è una sua sostituzione?              

Un interrogativo al quale non possiamo, almeno oggi, dare una risposta giusta o sbagliata, ma per il quale conta l’opinione personale.

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